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Il discorso del Re - il lavoro dell'attore



Nel 2011 la notte degli Oscar ha visto come assoluto protagonista il lavoro dell'attore, vennero premiati infatti non solo Christian Bale e Melissa Leo ma anche Natalie Portman e Colin Firth.

Della performance di Firth però se ne parlò poco, ritenendo che -probabilmente- il fatto che fosse inglese non avesse bisogno di altre spiegazioni per santificare un'Oscar praticamente già sul cassetto fin dalla primissima proiezione de Il discorso del Re.




Ciò di cui invece andava discusso, era ed è, la profondità insita nel dolore del personaggio, un Re in futuro così amato , forse proprio per l'estrema umanità che traspariva non solo dal suo volto ma dalla sua stessa voce.
Firth, che della pronuncia inglese conosce ogni singolo aspetto, essendo uno studioso ed amante delle lingue - parla anche l'italiano con disinvoltura- riesce nell'impresa del re, non solo proponendo una balbuzie inconfondibile ma portando sul grande schermo l'esasperazione dell'uomo George.
trovatosi a dover sostituire il fratello sul trono che gli spettava di diritto, il futuro Re non solo è messo in primo piano dopo una gioventù passata ad essere il secondo, e , soprattutto, il deriso in quanto timido per la sua balbuzie. La 'colpa' del Re era quella di aver condotto una vita 'normale', semplice e non aver mai dato scandalo e nello stesso tempo aver amato profondamente il suo paese ed il suo popolo.
l'esplosione del lavoro che lo aspetta, i riflettori puntati, lo portano a sprofondare nelle sue paure, nel pensare di non essere all'altezza.
Appoggiato da una moglie premurosa ed innamorata, George si fa carico del suo destino, trascinandosi dietro difetti e pregi. Colin Firth, si lascia andare alle imperfezioni del personaggio, diventa l'uomo che ha appassionato la vicenda, il film e la nazione. Indimenticabile la sequenza in cui si lascia andare ad un pianto in cui emerge tutta la solitudine e l'apprensione spesso insita in questi regnanti che spesso si trovano soli in un mondo affollato. Ma sono anche i momenti di silenzio, le sequenze in cui l'uomo è solo, con la sua fisicità a riflettere a conquistare.
Di certo, potrebbe sembrare semplice recitare una sequenza in cui si sta pensando, ma sappiamo che rimanere soli, con noi stessi non è facile.
Ed è in questi frangenti che si vede la vera prova dell'attore, la vera riuscita del personaggio e la sicurezza che deriva dal fatto che lì, sul grande schermo, non ci sia Firth ma un nuovo Regnante.

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