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Prima che la notte di Daniele Vicari: l'incipit

 Prima che la notte di Daniele Vicari: l'incipit 

Un uomo finito di lavorare, si alza dalla scrivania , prende la giacca di pelle, lascia su una macchina da scrivere e su altre scrivanie , in fila nella stessa stanza, dei fogli.
Si chiude il portone alle spalle.

E' il 5 Gennaio 1984.


 



Entrato in macchina, viene seguito da qualcuno che lo aspetta.
Arrivato a destinazione, ferma la macchina vicino un garage.
Anche la macchina inseguitrice si ferma ed un uomo armato scende per sparare diversi colpi al passeggero.

Prima che la notte, film per la tv dedicato alla memoria di Giuseppe Fava, si apre con la 'missione' di sottolineare che andremo a  conoscere quell'uomo di cui il regista sceglie di non mostrarci ancora il viso, almeno finchè la narrazione si ferma per fare uno scatto temporale.


Chiuso in un ambiente di lavoro, una stanza piena di scrivanie con delle magnifiche macchine da scrivere, presupponiamo che sia sicuramente dedito al lavoro perchè rimasto fino a tarda ora a correggere articoli, o bozze, pronte per l'indomani.

Assieme all'articolo, l'uomo ha in mano la sua giacca di pelle, non a caso l'indumento che Fava indossava più spesso.
Vicari si rivolge al pubblico, come a dire :"Vi ho dato tutti gli indizi per capire chi è".

La narrazione ha un salto temporale. L'uomo che avevamo visto morire, adesso è sorridente sul sedile posteriore di una macchina, batte il pugno a ritmo della musica, quella di Blondie, siamo quindi negli anni 80. La città è attraversata  dalla macchina da presa con gli occhi di Fava che, appassionato dal panorama, ride e continua ad osservare.

E' Maggio del 1980.
Quattro anni prima dell'incipit.
Fava torna a casa per mettere in pratica quella che sarà la sua battaglia contro la macchina più profonda e nera del Paese.

L'incipit è quasi un cortometraggio, una musica forte e sostenuta accompagna lo spettatore, e quasi basta per descrivere il personaggio. Se la colonna sonora non ci fosse, probabilmente, sarebbe l'aspetto, semplice e forte, a darci un'idea di chi abbiamo davanti.

E forse, la prima impressione  che Vicari voleva farci avere è proprio questa. Una persona semplice, che ha fatto della sua scrittura, della sua passione, una missione per raccontare, denunciare quanto di marcio avveniva nel suo paese.
Vicari, già autore di documentari e di film in cui marca sempre questo gusto nel raccontare il reale, sottolinea in pochi passaggi l'essenziale per comprendere ed invaghirsi di Fava.
Come se fosse ancora lì vivo davanti a noi, suggerendoci perchè ha affascinato i suoi ragazzi della redazione. 
Giuseppe Fava, passò gli ultimi quattro anni della sua vita, ad insegnare come reagire alle intimidazioni, a vivere la vita in modo semplice, vero. E magari, in questo, è proprio simile a Daniele Vicari, regista  che non ha mai cercato il finto, l'artificiale ma si è sempre fatto descrittore di ciò che esiste, da fatti realmente accaduti, ai sentimenti reali. 

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