Si apre con Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma!
Ha il volto di Monica Vitti la nuova edizione della Festa di Roma.
L'attrice, nell'immagine tratta dal celebre film di Antonioni, L'eclissi, è simbolo del cinema italiano degli anni 60 e viene ricordata a 95 anni dalla sua nascita.
Qui per il programma completo.
Il film di apertura è Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, che torna in sala dopo il successo di Follemente, e ritrova Claudia Pandolfi, Emanuela Fanelli, Claudio Santamaria e Vittoriaa Puccini. Con loro Edoardo Pesce, Stefano Accorsi e Rolando Ravello. Tratto dall'omonimo libro del regista, ecco la trama:
Tre coppie diverse e sconosciute tra di loro hanno in comune la gabbia che si sono costruite nella vita - per paura di trovare chissà cosa là fuori - e un reticolato fitto che ha relegato i loro sentimenti in un perimetro tranquillo e rassicurante. Fino a quando un evento inatteso non le coinvolgerà tutte, costringendole a riordinare cuore e anima, a rivedere la loro esistenza e a gettare tutto ciò che forse è di troppo.
I titoli di domani!
Mercoledì 14 ottobre si entra nel vivo della festa con Brianza di Simone Catania, basato su una storia vera. Nel 2009 mentre la crisi economica stringe la morsa sull’Italia, Giorgio Farina, erede di una prestigiosa armeria in Brianza, rischia di perdere tutto dopo aver investito una fortuna nell’apertura di una boutique di lusso in Svizzera. Sommerso dai debiti e ossessionato dal mantenere intatta la propria rispettabilità, Giorgio si lascia coinvolgere da Alberto Fumagalli, eccentrico uomo d’affari che gli propone un piano di appropriazione indebita. Il loro incontro dà vita a un’alleanza improbabile: Fumagalli trascina Giorgio in un universo dove le regole sembrano avere un significato diverso e dove ogni problema può diventare un’opportunità.
Seguirà Ceniza en la boca, quarto film diretto da Diego Luna che, insieme a Alba Castillo e Diego Rabasa, ha tratto la sceneggiatura dal romanzo omonimo di Brenda Navarro. Dal Messico a Madrid, da Madrid a Barcellona e poi ancora di nuovo in Messico, una migrazione continua, instancabile, inarrestabile, alla ricerca di una vita forse impossibile: questa è la storia di Lucila, giovane messicana cui la madre, emigrando in Spagna quando lei e il fratello erano piccoli, ha dato una vita migliore di quella che avrebbe potuto attenderli in un Messico dove bambini e ragazzini continuano a scomparire.
Tre i film in programma presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica.
Nella sezione Best of 2026: The Only Living Pickpocket in New York, scritto e diretto dall’attore Noah Segan – il primo era la commedia horror Blood Relatives – è uno dei più selezionati dai festival 2026: fra questi, Sundance, Berlino, Karlovy Vary, Telluride, Toronto e New York. Nel film, John Turturro attraversa tutta New York, avvolto nel suo cappottone di tweed, immerso nella musica jazz, buffo, malinconico e anacronistico, ed è protagonista di un crime sui generis che ha il ritmo, l’acume e la bellezza del cinema statunitense degli anni Settanta. Elsinore di Simon Stone. Il film racconta una storia vera di trionfo di fronte alla tragedia: quella di un giovane uomo che, guardando la morte negli occhi, ha la forza di scegliere il teatro, la vita e gli altri. A Londra nel 1989, Ian Charleson, attore scozzese di talento e carisma (è stato Eric Liddell in Momenti di gloria), è insoddisfatto dei ruoli che gli vengono offerti quando arriva l’occasione della vita: interpretare Amleto al National Theatre. Ma Charleson sta combattendo contro l’AIDS e la malattia sta consumando il suo corpo. Nonostante le cure e gli avvertimenti della dottoressa Margaret Johnson, Ian decide di dedicarsi alla parte fino in fondo.
Alle ore 21:30, Whalefall di Brian Duffield, basato sull’omonimo romanzo bestseller scritto da Daniel Kraus (Edizioni e/o). Dopo la morte di suo padre (Josh Brolin), Jay Gardiner (Austin Abrams) si immerge al largo della costa centrale della California alla ricerca dei suoi resti ma viene inghiottito da un’enorme balena. Mentre è intrappolato nel suo ventre con solo un’ora di ossigeno a disposizione, Jay si rende conto che le lezioni apprese a fatica dal padre potrebbero essere la chiave per la sua fuga.
Tin Castle (sezione Special Screenings). Per cinque anni, il regista Alexander Murphy ha frequentato e filmato la famiglia O’Reilly che vive nei campi: Pa, Lisa e i loro dieci figli attraversano le stagioni in una roulotte che è un fragile castello di lamiera, eredi di un modus vivendi nel segno della transitorietà. Appartengono alla comunità degli Irish Travellers, ma in maniera piuttosto marginale: conducono un’esistenza appartata, allevano cavalli e cercano di preservare delle abitudini sempre più incompatibili con le regole dell’Irlanda contemporanea, mentre la minaccia di uno sfratto rende incerto il loro futuro.
Clementine Orange (sezione Freestyle), primo lungometraggio di finzione dell’attrice e regista Lisa Forslund, giocato su una sceneggiatura esemplare che mescola l’ansia, il nervosismo, la tenerezza e la grande emozione dei due giovani protagonisti. Nel film, Angelica ha un rapporto epistolare con John, un detenuto muscoloso e imponente con il quale si sono scambiati le foto e che la attrae molto. Si sono affezionati l’uno all’altra e, quando l’uomo ottiene un permesso di libera uscita di ventiquattro ore, decidono di incontrarsi e passare la giornata di libertà insieme. Ma John non è stato del tutto onesto con lei e qualcosa non corrisponde alle aspettative di Angelica. Il film concorrerà al Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane.
Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney (uno dei massimi documentaristi viventi) ripercorre le vicende dell’accoltellamento dello scrittore Salman Rushdie e, contemporaneamente, riannoda i fili del suo passato: dalla pubblicazione de “I versetti satanici” alla fatwa dell’ayatollah Khomeini, fino ai trent’anni trascorsi all’ombra della minaccia di morte. Il titolo intreccia repertorio d’archivio, sequenze d’animazione e letture dell’opera di Rushdie per comporre un’indagine rigorosa sul trauma e sulla memoria.


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