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Blue Jasmine - la recensione

Non c'è molto da dire su un film quando è perfettamente riuscito in ogni suo aspetto.
E non siamo di parte nel dire che Blue Jasmine è senza dubbio uno dei migliori film degli anni 2000 di Woody Allen.





Protagonista un'incredibile Cate Blanchett che, dopo aver scoperto truffe, angherie e decine di tradimenti da parte del super ricco marito, ha un esaurimento nervoso.
Appoggiatasi dalla sorella, tanto lontana da lei in stile di vita sia fisico che morale, Jasmine prova a rimettersi in gioco ma ogni tentativo è sempre spento dal malessere che ormai ha completamente soggiocato la sua esistenza.
Giocato su continui flashback che fanno comprendere la natura del tipo di matrimonio e di vita di Jasmine, tutto basato su sfarzo, diamanti, case, feste private e giardini, in cui la donna aveva basato la propria esistenza mettendo da parte ambizioni giovanili.
Il tocco di Allen è presente nella descrizione del personaggio, rigorosamente femminile, una Blanchett talmente nella parte da sembra fuori di sè per quanto vera nella sua resa fisica e psicologica; ma anche nella tipica fotografia, quasi color seppia che produce un alone che sembra accompagnare l'esistenza imperfetta di Jasmine, così lontana e così vicina dalla normalità da sembrare a tratti una figura che cercando il suo posto nel mondo non può trovare modo di comunicare con l'esterno.
ma di Allen c'è anche il gusto per la città, la descrizione dell'ambiente esterno, che sia New York o San Francisco, non importa, l'importante cè che il personaggio sia se stesso e può esserlo solo in uno spazio cittadino enorme. E la tipica musica, un pò inglese un pò canzonatoria e melanconica con cui Jasmine descrive le sue giornate provando ad assaporare in maniera diversa, ma totalmente devota ad alcool e psicofarmaci, la sua vita.

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