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Il Labirinto, documentario di Alberto Gemmi, al Biografilm

 Sarà presentato lunedì 8 giugno a Biografilm Festival, il documentario Il Labirinto di Alberto Gemmi.





Girato nel cimitero della Futa, sull'Appennino tosco-emiliano, il documentario è un’indagine: sui luoghi, sul tempo, su ciò che resta nella memoria. Gemmi si avvale tanto di riprese sul campo, quanto di immagini di repertorio provenienti da diversi archivi, tra cui quello della Cineteca di Bologna. Sul luogo filma la compagnia teatrale Archivio Zeta, che da oltre vent'anni va in scena alla Futa recitando tra le tombe La montagna incantata di Thomas Mann, per trasformare la storia in rito.


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Il Labirinto, documentario di Alberto Gemmi al Biografilm


Il sacrario ospita le salme di oltre 30mila soldati tedeschi mandati a combattere nella Seconda guerra mondiale. Progettato dall’architetto Dieter Oesterlen e dal paesaggista Walter Rossow, si distingue per la sua architettura, sobria e monumentale, composta da una grande spirale muraria in pietra che si snoda lungo il pendio. Integrandosi armoniosamente nel paesaggio montano, trasmette ai visitatori la sensazione di trovarsi in un labirinto. Inaugurato nel 1969, è curato dalla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l'associazione tedesca per la conservazione dei cimiteri di guerra.


Il regista lo ha da subito avvertito come un oggetto di ricerca privilegiato, dal momento che il suo rifiuto di qualsiasi forma di glorificazione bellica e la sua relazione con il paesaggio suggeriscono “un modo diverso di osservare il conflitto e le sue conseguenze. Il Labirinto

non è un documentario sul nazifascismo, né un’opera di carattere storiografico: è piuttosto un lavoro che, esplorando il rapporto tra luogo e coscienza, diventa un invito a mantenere vivo un confronto critico con il nostro recente passato”.





Il film infatti indaga come la memoria si costruisca, si conservi e, al tempo stesso, sia continuamente messa alla prova dalle dinamiche contemporanee. In un'epoca segnata da guerre, divisioni politiche e forme diffuse di alienazione sociale, interrogare il passato diventa

un atto necessario. Il cimitero della Futa si configura così come uno spazio di riflessione e poi di riconciliazione. Il suo forte valore simbolico e storico fa sì che si inserisca nel dibattito europeo contemporaneo, ancora attraversato dalle eredità della Seconda Guerra Mondiale e dalle tensioni del presente, e contribuisca alla ricostruzione di un’identità collettiva.


La distribuzione nelle sale cinematografiche, prevista entro la fine del 2026, sarà gestita da OpenDDB.

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