se potete, andate in sala a vedere Ritorno al tratturo di Francesco Cordio.
Un viaggio nel Molise che non conosciamo, dove passione e fatica uniscono gli abitanti di un territorio magico.
Ritorno al tratturo
Al Bifest, tra i titoli da non perdere d’occhio, il documentario diretto da Francesco Cordio, Con Elio Germano, Filippo Tantillo, Silvia Di Passio, racconta il Molise che resiste, i valori che restano e il sentimento che lega l’uomo alla sua terra.
Da un’idea di Cordio,Germano e Tantillo, che firmano la sceneggiatura con Gemma Barbieri, Ritorno al tratturo documenta la realtà molisana, un territorio ironicamente considerato inesistente, e che, da anni, lotta con il riconoscimento che le istituzioni sembrano non volergli dare.
Una terra definita lontana, gli abitanti vanno via per non tornare ma, come nel nostro caso, altri tornano o scelgono di restare talmente forte in loro l’appartenenza. Germano e Tantillo accompagnano lo spettatore in quei luoghi interni dove è viva questa identità molisana che, assieme ai protagonisti di questo documentario, ci parla di persone che non si arrendono, appassionate e volitive.
Vi è Valerio, che ha deciso di cambiare la sua vita trasferendosi dalla città nell’entroterra per avviare la sua piccola attività di allevamento. Una vita di sacrifici e lavoro duro, compensata però dalla sensazione di essere nel suo posto. Valerio dialoga con Elio Germano e la macchina da presa, spiegando come le istituzioni non siano un aiuto, anzi, spesso un ostacolo ai piccolo produttori che, come lui, si impegnano per ottenere qualità. Il paradosso, spiegano i due, è che più il prodotto è di qualità e più non rientra nei progetti delle istituzioni che invece preferiscono sostenere aziende più grandi e poco inclini all’eccellenza del risultato.
E se Valerio non manca nel voler sottolineare quanto questo non gli impedisca di fare ciò in cui crede, i “colleghi” di città, nella loro libreria, non solo sposano le idee di Valerio ma affermano che loro aspettano di vedere dove i fondi spettanti al Molise, fondi europei, nazionali e regionali finiranno... in quel luogo di ristoro, in cui la cultura italiana si mescola a quella molisana, i libri rappresentano il contatto con la realtà esterna. Propria di quei posti che sanno che il Molise esiste e che vi è un’intera, affascinante, storia culturale pronta ad essere scoperta.
“Ma le istituzioni da che parte stanno”
La voce fuori campo di Germano, istruisce lo spettatore con la condizione economica e sociale della Regione. Dati messi sullo schermo fanno capire che le istituzioni “sembrerebbero” ferme negli aiuti, soprattutto sanitari, ai molisani. Sapere quale sarà la prossima mossa è fondamentale per la Regione e per i suoi cittadini per capire dove, e come, andare avanti. Perchè, purtroppo, la buona volontà e l’amore non bastano.
Però, di fatto, ciò che Ritorno al tratturo insegna, attraverso le voci di chi vive quella terra è proprio questo. Mai arrendersi, mai smettere di credere. Imparare, lavorare e camminare.
Come la sua transumanza, il cui sta in questo flusso continuo di andare e tornare, il Molise è vivo, vero e più forte che mai.
Lo testimonia Federica, cuoca nel ristorante di famiglia, per cui partire non e' mai stata un’opzione. Lo spiega chi parte con Valerio e il suo gregge per la transumanza, la quale ha un valore culturale profondo e inspiegabile, e lo sottolinea l'intero documentario, una voce senza pietismo che mira a mostrare tutto il mondo contenuto in una terra.



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